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Archivio notizie

Declino cognitivo: evitabile in un caso su tre

a cura di Andrea Ferella

È vero. Si vive più a lungo di un tempo e di conseguenza sono aumentate anche le malattie correlate con l’età degli individui. Un milione di persone in Italia soffre di demenza senile e il loro numero, nei prossimi anni, è destinato ad aumentare considerevolmente. Ciò comporta un impatto sulle famiglie italiane, ed in particolare sui figli, non solo da un punto di vista sociale ed economico, ma anche psicologico. Vedere un proprio genitore, deteriorarsi lentamente, rallentare nel movimento e nella parola, spegnersi giorno per giorno, magari arrivando a non riconoscere più i propri cari, è qualcosa che crea un profondo sconforto, che alcuni fanno fatica a sopportare ed elaborare. Per molti figli, questi eventi fanno sopraggiungere rimorsi e sensi di colpa, per non essere riusciti a “restituire” ai loro genitori, non solo fisicamente, ma anche simbolicamente ciò che nelle normali fasi del ciclo di vita, deve essere compiuto. Sempre più infatti, i passaggi generazionali, con il loro carico denso di significati, avvengono in modo più diluito rispetto al passato e con modalità del tutto differenti. Basti pensare per esempio, al ritardo con cui vengono posticipate le gravidanze, piuttosto che della permanenza a casa dei figli anche dopo il compimento degli studi universitari. Insomma uno scenario del tutto differente rispetto ad alcuni decenni fa. Tutto ciò peraltro avrà sempre più ripercussioni sul sistema delle cure in Italia, dove le risorse, per adattarsi a questi imminenti scenari, dovranno essere implementate. Ed allora che fare? A tutt’oggi non è stata ancora trovata una cura, ma le evidenze scientifiche, ci dicono che in un caso su tre il declino cognitivo, può essere evitato è prevenuto. Come? Sono stati individuati sette modi, sette mosse vincenti per arrivare a questo risultato. Vediamoli dunque.

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Registro Coni o Registro Terzo Settore, una scelta da ponderare

a cura di Salvatore Bartolo Spinella

La nascita del registro unico del Terzo Settore RUNTS, che ha previsto la possibilità, per le Associazioni sportive dilettantistiche, della loro iscrizione, pone il serio problema dell’impatto, in termini fiscali, di una scelta simile.
L’Agenzia delle Entrate con la circolare n° 18/E del 1 agosto 2018 non ha escluso per le ASD, già iscritte al registro CONI, la possibilità di essere iscritte contestualmente anche al RUNTS, ma ciò comporterebbe comunque l’esclusione dell’applicazione di alcune agevolazioni fiscali previste per le ASD iscritte al registro CONI.
Con l’iscrizione al solo registro Coni, infatti, l’ASD acquisisce il diritto, ovviamente rispettando tutti gli altri obblighi previsti dalle normative vigenti in materia, di applicare le seguenti agevolazioni:
non applicazione delle imposte dirette (IRES, IRAP) ed indirette (IVA) sugli incassi pagati per corrispettivi specifici dai tesserati e/o associati per lo svolgimento di attività sportive;
applicazione del regime forfettario previsto dalla Legge 398/91 sugli incassi di natura commerciale che comporta il versamento all’erario del 50% dell’IVA incassata ed in versamento dell’IRES e dell’IRAP calcolata su una base imponibile pari al 3% dell’incassato al netto dell’IVA;
il pagamento dei compensi, dei rimborsi, delle indennità, dei premi corrisposti ai collaboratori nello svolgimento di attività sportive in esenzione da imposte e contributi nel limite di euro 10.000,00, essendo inquadrabili quali redditi diversi ai sensi dell’articolo 67 c. 1 lettera m del TUIR. Naturalmente le ASD che sceglieranno la strada della contestuale iscrizione al RUNTS, se da un lato perderanno la possibilità di applicare sicuramente le prime due delle agevolazione predette dall’altro potranno applicare altre agevolazioni a secondo della sezione del RUNTS alla quale sceglieranno di iscriversi.…

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Doping: la prevenzione resta in panchina

a cura di Andrea Ferella

Con questo articolo (che esce sulla rivista TempoSport di settembre) riprendo una collaborazione con lo Csain, e soprattutto con un gruppo di persone e professionisti che stimo e con cui ho lavorato volentieri anni fa. Ho sempre pensato che l’andare in bicicletta non sia solo un gesto fisico, ma anche mentale. Ecco perché riflettere ed approfondire temi “collaterali” va nella direzione della consapevolezza e del benessere psicofisico. Buona lettura.

C’è un settore dell’informazione medica che fa fatica a prendere il decollo. Ciò non riguarda solo l’Italia, sia chiaro. Mi riferisco alle campagne di informazione, sensibilizzazione e soprattutto di prevenzione del fenomeno ormai arcinoto del doping nello sport amatoriale.
Anni fa lo Csain commissionò un progetto in tal senso che culminò con una pubblicazione che ebbe un discreto successo (due edizioni), dal titolo: “In sella senza doping. Per un ciclismo sano a tutela della nostra salute” (Editore Corponove Bergamo).…

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