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In bicicletta con “Crispino”, la realizzazione di un sogno

Francesco Perna con Biagio Saccoccio e un amico

di Biagio Nicola Saccoccio

Sul precedente numero di Temposport abbiamo raccontato della recente storia del ciclismo CSAIn e del concetto di idea solidale che lo anima, dando vita ai più disparati progetti sportivi e sociali. Tra questi ha un posto prioritario l’attenzione verso l’aggregazione sociale. Le tematiche che vive il nostro ciclismo sono molteplici, si cerca di essere attenti a tutte le aspettative riposte dagli associati, ma, oggi, vogliamo parlare di un aspetto che vede il Ciclismo CSAIn proiettato in un progetto che va al di là di ogni possibile configurazione sportiva. Perché, a nostro avviso, per chi promuove lo sport, in particolare lo sport sociale, l’impegno primario è anche il sostenere i sogni e le esigenze di chi nella vita è stato persino privato della normalità della vita stessa.
Casualmente, lo scorso anno, ci capitò sotto gli occhi questo messaggio pubblicato in rete: “Mi presento sono Francesco Perna, per gli amici Crispino. Un giovane disabile affetto da Atassia di Friedrich, una malattia genetica altamente invalidante che nel giro di pochissimi anni mi ha negato tante libertà fisiche e non. Mi ha cambiato radicalmente la vita, in peggio purtroppo, passando dal poter correre ad essere costretto ad usare la sedia a rotelle, privandomi dell’autonomia necessaria per compiere i gesti quotidiani. Un lavoro che non c’è, un’assistenza povera ed effimera. Tante spese che difficilmente riesco a sostenere, ma una gran voglia di dare vita al mio sogno, ossia diventare un atleta paralimpico nella disciplina dell’handbike. Per questo motivo ho bisogno del vostro sostegno per acquistare una bici nuova e competitiva, dato che hanno dei costi elevati e fuori dalla portata della mia famiglia. Nel caso decideste di sposare la mia causa, potrete effettuare una donazione al seguente …”.
Questo messaggio ci toccò profondamente, quindi volemmo conoscere “Crispino”, questo ragazzo che si metteva umilmente a nudo di fronte al mondo per coronare un suo sogno.
Nell’incontrarlo portammo con noi il nostro essere genitore, ma soprattutto la consapevolezza di rappresentare quel mondo CSAIn fatto di attenzioni non solo verso lo sport dilettantistico e dopolavoristico, ma anche consapevole del ruolo che il Comitato Italiano paralimpico ci onora di rappresentare. Tutto ciò con un semplice fine: la costruzione di un processo educativo sportivo nelle persone con disabilità allo scopo di finalizzare una reale integrazione sociale. Non di meno, portammo con noi la convinzione del voler ascoltare questo umile “grido” d’aiuto e, sfatare il luogo comune che identifica “l’indifferenza” come uno dei mali peggiori dei nostri tempi. Se non il peggiore.
L’incontro fu emozionante. Per prima cosa Francesco ci confidò che l’origine dell’appellativo di “Crispino” gli deriva per quel ciuffo sempre all’insù che, da piccolo, lo faceva somigliare ad un riccio, “crispin” nel dialetto del suo paese di origine, Monte San Giovanni Campano.
Con naturalezza ci parlò di quell’11 luglio 2007, una torrida giornata estiva come tante, dove scoprì dai risultati di un test genetico ciò che cambierà per sempre la sua esistenza e quella della propria famiglia.
Atassia di Friedreich è l’inappellabile verdetto che la vita gli aveva riservato. Una malattia causata da un’anomalia genetica che comporta nel tempo un danno progressivo del sistema nervoso.
Francesco ci parlò di come percepiva il perdere progressivamente il controllo del suo corpo e che per muoversi diventava indispensabile l’uso della sedia a rotelle. Ma da quel fisico che faticava a controllare si liberava una grande energia che alimentava la sua determinazione, la forza di combattere la malattia, purtroppo incurabile, di sorridere e lottare. Ma, soprattutto, il coraggio di non nascondersi, di reagire, di non dover dimostrare nulla a nessun se non alla stessa malattia. Dimostrare che nonostante la mancanza di una cura risolutiva, egli si sentiva più forte della patologia. I mesi passano e in Crispino, cresce la convinzione che la sedia a rotelle non sarà la sua compagna di vita, ma un ausilio per vivere la vita.
Le sedute di fisioterapia, a cui si sottopone nello studio del suo fraterno amico dott. Gerardo Palmisano, lo convincono a non arrendersi a quel corpo che spesso non risponde agli impulsi. Alcuni amici gli organizzano una bellissima sorpresa regalandogli una handbike.
Per Crispino è un sogno che comincia a prendere corpo, un regalo che darà una nuova svolta alla sua vita. La curiosità lascia spazio alla passione. Le prime uscite, la consapevolezza che il ciclismo non è la cura per l’Atassia di Friedreich, ma l’opportunità per viverla nel migliore dei modi.
Pedalare e confrontarsi con sé stesso e gli altri, fornisce nuovi stimoli che Francesco condivide con altri tesserati della Handbike del Centro Italia, partecipando anche ad alcune gare, una tra queste la Maratona di Roma, insieme ad altri ciclisti paralimpici, dove ha anche l’opportunità di conoscere il suo idolo, il messaggero di speranza, Alex Zanardi. La fatica è tanta ma la soddisfazione è molto più grande.
Insieme alla passione cresce anche l’esigenza di poter disporre di un mezzo per svolgere in modo più adeguato anche l’attività di livello competitivo. Da qui il suo accorato appello citato in apertura, ed a cui anche tanti associati CSAIn hanno dato risposte concrete, contribuendo a realizzare il sogno di questo ragazzo speciale, ossia a diventare un atleta paralimpico della disciplina handbike, pur nella consapevolezza delle difficoltà ma, nella certezza del motto che “Crispino – guerriero sorridente” ci ha ripetuto più volte: “Bisogna andare avanti con il sorriso e non piangerci mai addosso”.
Il Ministero dell’Interno con circolare numero 300/A/9648/17/104/01/ del 27 dicembre 2017 riconosce le handbike come velocipedi e quindi, come tali, ammesse alla libera circolazione con identiche condizioni previste per la circolazione dei velocipedi, aspetto questo fondamentale per Crispino; tuttavia rimaneva ancora un ostacolo da superare, cioè assicurargli la possibilità di allenarsi in sicurezza.
CSAIn, tramite il Coordinamento nazionale del ciclismo, si è fatto carico di questo aspetto e, a sostegno di Crispino, ha promulgando un progetto di solidarietà, indicendo l’onorificenza “In bicicletta con Crispinoda attribuire, di anno in anno, a quanti contribuiranno a questa importate opera sociale nell’accompagnarlo e scortarlo nel suo esercizio fisico di handcycling. Sono oramai migliaia i ciclisti che interagiscono con Crispino tramite la pagina https://www.facebook.com/groups/192364691401345/, “accompagnandolo” anche virtualmente nel quotidiano.
Crispino, con il quale siamo in continuo contatto, ci informa che sono tanti gli amici ciclisti della Ciociaria che fanno parte del progetto e che, costantemente, si alternano in questa pregevole opera solidale, accompagnandolo anche nei complessi spostamenti per partecipare alle manifestazioni del Centro Italia, e non solo, amici ai quali, entro fine anno, dedicheremo una speciale cerimonia di riconoscenza.
Vivere la disabilità è cosa complessa e indefinibile, ma, lo è ancor di più se si ha la sventura di vivere in un territorio, sicuramente affascinante, ma carente di adeguate infrastrutture. Non è nostro ruolo sostituire alle istituzioni, ma di certo dobbiamo sentirci chiamati in causa per rendere più agevole l’esistenza di chi, pur vivendo delle disabilità, vuole valorizzare la propria esistenza tramite lo sport di cui noi siamo messaggeri.
Francesco Perna, Crispino, continua a vivere la sua vita a braccetto con l’atassia ma, ora, lo fa “spingendo” la sua nuova handbike. Lo fa con rinnovata fiducia a braccetto con degli ambasciatori di valori sociali e di speranza. Terminiamo con una sua citazione tratta del libro di cui Crispino è coautore: “Spesso nella vita veniamo catapultati in luoghi, in situazioni e in corpi che non ci appartengono, ma è lì, in quell’angolo di solitudine, che dobbiamo trasformare la forza fisica in quella interiore”.

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