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Declino cognitivo: evitabile in un caso su tre

a cura di Andrea Ferella

È vero. Si vive più a lungo di un tempo e di conseguenza sono aumentate anche le malattie correlate con l’età degli individui. Un milione di persone in Italia soffre di demenza senile e il loro numero, nei prossimi anni, è destinato ad aumentare considerevolmente. Ciò comporta un impatto sulle famiglie italiane, ed in particolare sui figli, non solo da un punto di vista sociale ed economico, ma anche psicologico. Vedere un proprio genitore, deteriorarsi lentamente, rallentare nel movimento e nella parola, spegnersi giorno per giorno, magari arrivando a non riconoscere più i propri cari, è qualcosa che crea un profondo sconforto, che alcuni fanno fatica a sopportare ed elaborare. Per molti figli, questi eventi fanno sopraggiungere rimorsi e sensi di colpa, per non essere riusciti a “restituire” ai loro genitori, non solo fisicamente, ma anche simbolicamente ciò che nelle normali fasi del ciclo di vita, deve essere compiuto. Sempre più infatti, i passaggi generazionali, con il loro carico denso di significati, avvengono in modo più diluito rispetto al passato e con modalità del tutto differenti. Basti pensare per esempio, al ritardo con cui vengono posticipate le gravidanze, piuttosto che della permanenza a casa dei figli anche dopo il compimento degli studi universitari. Insomma uno scenario del tutto differente rispetto ad alcuni decenni fa. Tutto ciò peraltro avrà sempre più ripercussioni sul sistema delle cure in Italia, dove le risorse, per adattarsi a questi imminenti scenari, dovranno essere implementate. Ed allora che fare? A tutt’oggi non è stata ancora trovata una cura, ma le evidenze scientifiche, ci dicono che in un caso su tre il declino cognitivo, può essere evitato è prevenuto. Come? Sono stati individuati sette modi, sette mosse vincenti per arrivare a questo risultato. Vediamoli dunque.
Primo fattore: il sovrappeso. Tenere sotto controllo il proprio peso rappresenta un importante indicatore di salute mentale, oltre che fisico. Gli studi hanno evidenziato in particolare come il diabete e l’obesità, presenti nella mezza età, raddoppiano le probabilità di contrarre una demenza in vecchiaia.
Secondo: togliere il fumo, le evidenze riportano che fumare in mezza età più di due pacchetti di sigarette al giorno, aumenta più del doppio il rischio di demenza in età avanzata. Questo dato fa ulteriormente riflettere sui danni del fumo, che non sono circoscritti unicamente all’apparato respiratorio (tumori, difficoltà respiratorie), ma si estendono ad altri organi ed apparati.
Terzo fattore: svolgere attività fisica. Chi resta attivo con una regolare attività fisica come ad esempio camminare a passo sostenuto, avrà, in età avanzata, un buon funzionamento della propria mente. Tra l’altro alcuni studi hanno evidenziato che le persone anziane che iniziano un regolare programma di esercizi, hanno una migliore funzione cognitiva. In questa sede mi viene da sottolineare quanto sia importante l’uso della bicicletta non solo da un punto di vista agonistico, ma soprattutto escursionistico ed amatoriale. Constato che negli ultimi anni, questo aspetto è stato promosso e valorizzato dagli Enti di promozione sportiva e dallo Csain in particolare. Ciò significa che il valore aggiunto dello sport amatoriale va nella direzione della prevenzione della salute.
Quarto: tenere allenata la mente. Persone con più anni di istruzione scolastica e universitaria sviluppano, anche da anziani, capacità mentali più elastiche. Inoltre iniziare nuovi hobby, così come seguire attività intellettuali e quotidiane, quali per esempio la risoluzione di cruciverba, produce effetti neuroprotettivi molto importanti. Nonostante spesso si pensi che il decadimento cognitivo sia inevitabile, è stato ampiamente dimostrato come la mente mantenga nel tempo le capacità di modificarsi. Questo meccanismo prende il nome di plasticità cognitiva, è presente a tutte le età e riguarda il fatto che le risorse cognitive possono essere attivate attraverso procedure specifiche come ad esempio i training di memoria, per migliorare le prestazioni in diversi compiti.
Oltre alla capacità cognitiva vi è un altro tipo di plasticità, quella cerebrale, che si riferisce invece all’impalcatura del nostro cervello. Una recente teoria utilizza proprio la metafora dell’ impalcatura per mettere in evidenza il fatto che il cervello ha la capacità di riorganizzarsi in presenza di particolari condizioni, come ad esempio nuovi apprendimenti o training di potenziamento cognitivo, si costruiscono ‘impalcature” per far fronte ai cambiamenti legati all’età e per sviluppare nuove strutture cerebrali come la creazione di nuovi circuiti neuronali.
Quinto: avere relazioni. Questo è un aspetto particolarmente importante, perché oltre che da un punto di vista psicologico, le attività di gruppo, le associazioni, condividere un interesse in comune, vanno nella direzione di una qualità della vita e di un benessere individuale con effetti protettivi sulle funzioni del cervello. Tutto il contrario di isolarsi  che produce invece deterioramento relazionale ed infine cognitivo.
Sesto: alimentarsi correttamente. Sembra che la dieta mediterranea determini una prevenzione sul deterioramento cognitivo, anche alla luce del fatto che un maggior consumo di frutta, pesce e verdura, probabilmente aiuta a prevenire l’ipertensione.
Settimo fattore: fare un buon e regolare sonno. Dormire un numero di ore giuste per la propria età, anche se non è ancora chiaro il motivo, da effetti benefici, al contrario invece dell’insonnia cronica, che è stata collegata ad un aumento del declino cognitivo in età avanzata.
È nell’applicare queste regole, che va fatto il vero salto di qualità. Spesso però quanto prescritto viene eluso o dimenticato, producendo così, cattive norme comportamentali che a lungo termine, determinano esiti negativi, che invece si sarebbero potuti evitare. Come recita il proverbio: “se i giovani sapessero, se i vecchi potessero…”

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