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Il decreto dignità e il mondo sportivo

A cura di Salvo Spinella

La conversione in legge del decreto n° 87 del 12 luglio scorso, il cosiddetto Decreto Dignità, avvenuta in data 7 agosto ha reso definitiva l’abrogazione delle misure introdotte dall’articolo 1 commi 353, 354, 355, 358, 359 e 360 della legge n° 205 del 27 dicembre 2017. In particolare l’articolo 13 del Decreto Dignità ha cancellato, sin dall’origine, dal nostro ordinamento giuridico, le società sportive dilettantistiche lucrative nonché la possibilità di stipulare tra le associazione e società sportive dilettantistiche ed i prestatori di attività (istruttore tecnico, dirigente, arbitro ecc., che il CONI avrebbe dovuto individuare) contratti di collaborazione coordinata e continuativa facendoli rientrare tra i redditi diversi di cui all’articolo 67 c. 1 lettera m del TUIR.
E dunque tutto torna come era prima del 27 dicembre 2017: a) le attività sportive dilettantistiche possono essere esercitate senza scopo di lucro nelle forme giuridiche di Associazione (con o senza personalità giuridica) sportiva dilettantistica, di Società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata e di cooperativa sportiva dilettantistica; b) agli istruttori, tecnici, dirigenti, arbitri ecc. che collaborano con associazioni e società sportive dilettantistiche si potranno continuare a corrispondere compensi rimborsi e indennità con il regime previsto dagli articoli 67 c.1 lettera m e 69 del TUIR. Bene ha fatto l’attuale Governo ad abolire le norme predette, mettendo così fine alla confusione e paura che si era generata nel mondo sportivo per nuovi gravosi adempimenti da eseguire, in assenza di ulteriori interventi che avrebbero dovuto rendere operative le misure adottate dal precedente Governo.
In effetti il CONI, dal primo di gennaio e fino alla data del decreto dignità, non aveva provveduto a istituire una sezione del registro su cui iscrivere le società sportive dilettantistiche lucrative, rendendo così impossibile l’applicazione delle agevolazioni previste per dette società, sebbene costituite nel rispetto delle norme poi abrogate ed inoltre non aveva deliberato circa l’individuazione delle prestazioni che sarebbero dovute essere oggetto dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa rientranti tra i redditi diversi di cui all’articolo 67 c. 1 lettera m per cui sarebbe stata applicabile la totale detassazioni nel limite di euro 10.000 di compensi percepiti. Quindi fino alla avvenuta abrogazione di fatto chi ha costituito società sportive dilettantistiche lucrative non ha potuto operare o se ha operato lo ha fatto senza potere applicare le agevolazioni previste ed inoltre oggi si trova nella condizione di dovere modificare lo statuto sociale o addirittura sciogliere la società con aggravio di costi di chi ha operato la scelta in piena fiducia delle istituzioni.
Anche i commi 358 e 359 abrogati avevano creato una situazione assolutamente incerta nel mondo dello sport in quanto dal primo gennaio tutte le collaborazioni continuative, che in precedenza erano state trattate come redditi diversi ai sensi dell’articolo 67 c. 1 lettera m, sarebbero dovute essere trattate come contratti di collaborazione coordinata e continuativa, con tutti gli adempimenti previsti per questa tipologia di contratti (uniemens, libro unico buste paga) pur rientrando ai fini fiscali nella esenzione fino a 10.000 come previsto dal citato articolo. Ma la cosa ancora più grave che ha generato la norma abrogata è che dal primo gennaio di quest’anno di fatto non potevano essere stipulati contratti di collaborazione coordinata e continuativa per il fatto che il CONI non aveva deliberato circa le prestazioni su cui applicare detti contratti.
Tuttavia dopo l’abrogazione si rende necessario un intervento legislativo almeno per risolvere due questioni che affliggono il mondo sportivo. La prima riguarda il miglioramento dell’impiantistica sportiva in Italia attraverso l’attrazione di investitori privati e la seconda riguarda la definizione delle regole da applicare nei contratti tra le associazioni e società sportive e i loro collaboratori, anche per mettere fine a tutti i contenziosi che si sono generati negli anni tra Agenzia delle Entrate, Inps, Enti preposti al controllo in materia di contratti e le associazioni e società sportive dilettantistiche relativamente ai contratti stipulati ai sensi dell’articolo 67 c. 1 lettera m.
Per migliorare l’impiantistica sportiva è necessario che i privati possano trovare la motivazione giusta all’investimento e per far ciò sicuramente la strada compatibile con quanto scritto nel contratto di governo e nella relazione al Decreto Dignità, dove si spiegava che lo sport in Italia per questo governo deve essere non lucrativo, possa essere quella di consentire ai privati di investire in società sportive dilettantistiche non lucrative con interventi sul capitale sociale creando una agevolazione fiscale proporzionata all’investimento, come avviene nella creazione di start up innovative e remunerando il capitale investito nel limite di una percentuale fissata sulla base dei tassi di interessi dei titoli di Stato o attraverso dei parametri che potranno essere fissati dallo stesso governo.
La seconda questione da risolvere è quella di definire, una volta per tutte, su quali collaborazioni si possa applicare l’agevolazione di cui all’articolo 67 c. 1 lettera m del TUIR (non imponibilità dei compensi corrisposti fino al limite di euro 10.000,00 il cui limite è stato innalzato dal comma 367, non abrogato, della legge n° 205 del 27 dicembre 2017), tenuto conto che anche il governo nell’allegata analisi tecnico illustrativa al Decreto Dignità ha precisato che “torna quindi a trovare applicazione la previgente normativa in base alla quale le società sportive dilettantistiche e i soggetti assimilati, beneficiano della possibilità di stipulare contratti di lavoro diversi dalla tipologia del lavoro subordinato, ed in particolare collaborazioni che consistano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e con modalità di esecuzione organizzate dal committente”.
É quanto mai necessario che il legislatore, evitando di delegare altri soggetti, visti anche i contrastanti orientamenti giurisprudenziali in materia, approvi una norma che definisca su quali prestazioni e per quale tipologia di collaborazione (continuativa, occasionale, ecc.) si possa applicare il regime agevolato dell’articolo 67 c. 1 lettera m del TUIR con chiara previsione di semplificazione di adempimenti.

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