Campionati Italiani Fondo

Italiano Fondo Cicloturistico

Italian Off Road

Stella Alpina

Brevetti – raid – randonnèe su strada e mtb

Coordinamenti regionali

Comitati provinciali

 

febbraio: 2019
L M M G V S D
« gen    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728  

Archivio notizie

Ossessione per dieta e corpo perfetto nello sport. Cosa ci sta dietro?

A cura di Andrea Ferella

A volte, anche in chi pratica sport amatoriale, si sviluppa una particolare eccentricità che può sfociare poi, se non ben riconosciuta, nel patologico: si tratta dell’eccessiva attenzione che viene rivolta all’alimentazione e alla cura del proprio aspetto fisico. In alcuni casi, questa “mania”, sul piano alimentare, si esprime in una vera e propria rigidità che si traduce, in termini comportamentali, per esempio, in una ricerca quasi ossessiva del numero delle calorie esatte da assumere, piuttosto che dell’autolimitazione di costituenti fondamentali, quali grassi e carboidrati, magari a favore di una maggiore (ma impropria) introduzione di proteine (le cosiddette diete iperproteiche). Molto spesso dietro a questi atteggiamenti si celano veri e propri disturbi del comportamento alimentare (DCA). La cosa che è emersa negli ultimi decenni, da numerose evidenze empiriche, è la frequenza e modalità con cui i disturbi del comportamento alimentare si presentano nella popolazione maschile. I dati scientifici infatti, evidenziano che per quanto riguarda la prevalenza, non vi sarebbe un rapporto di 1 caso su 10 nei maschi, come si credeva nel corso del secolo scorso, ma tale rapporto si attesterebbe intorno a 1 caso su 4. Di conseguenza i DCA non vengono più considerati come una rarità nella popolazione maschile, ed Inoltre, sebbene ad oggi venga riconosciuta la sostanziale diversità con cui si manifestano tra i generi, le evidenze cliniche poi, sottolineano che la severità dei sintomi nella popolazione maschile è eguagliabile a quella con cui si presentano in quella femminile.
Ma come mai sta accadendo tutto ciò? Per rispondere a questa domanda ci si deve rifare all’importanza che viene riservata ai nostri giorni, all’ ideale corporeo per entrambi i sessi. Attualmente vi è una sopravvalutazione dell’importanza della struttura e del peso corporeo riconducibile ad un ideale socioculturale di corpo magro. La preoccupazione per la propria immagine corporea, la dispercezione cognitiva del proprio peso o forma corporea e i profondi sentimenti di insoddisfazione costituiscono un fattore che accomuna le persone di genere femminile e maschile affette da DCA. Tuttavia il progredire degli studi scientifici sull’immagine corporea ha messo in luce profonde differenze tra i generi relative agli ideali corporei socio-culturali, a cui conseguono inevitabilmente significative implicazioni nelle manifestazioni cliniche dei DCA. Se l’ideale socioculturale di corpo femminile è riconducibile principalmente alla magrezza, il corpo maschile risulta invece maggiormente associato ad un ideale di corpo snello ma allo stesso tempo muscoloso. Nell’ambito clinico dei DCA, ciò si traduce innanzitutto in una diversa modalità di espressione dei conflitti riguardanti la struttura corporea da parte di persone di genere femminile e maschile. Gli uomini raramente lamentano l’aumento di peso o di taglia dei propri vestiti, ma  esprimono piuttosto preoccupazione per la struttura e la forma del proprio corpo associata ad un intenso desiderio di perdere la “flaccidità” e di raggiungere una maggiore definizione maschile di massa muscolare. Inoltre, altrettanto differenti risultano i comportamenti disfunzionali che si pongono al servizio del raggiungimento del proprio ideale corporeo. L’interesse per un fisico più definito e muscoloso si traduce nel fatto che gli uomini, rispetto alle donne, manifestano in misura minore condotte di compenso come l’uso di pillole, di lassativi ed episodi di vomito autoindotto; al contrario, ricorrono con maggiore frequenza ad un’attività fisica intensa e, in casi più estremi, all’uso di sostanze (es. steroidi). Questo aspetto in particolare va preso in seria considerazione e combattuto sottolineandone i pericoli per la salute psicofisica dell’individuo. Ma le questioni che ci pongono queste tendenze anche nello sport, ci dicono come tali “fissazioni” rimandino a tematiche più profonde della persona, che anche in ambito sportivo, raccontano un disagio psicologico, così come, veri e propri disturbi di personalità. Conosco molti che praticano sport amatoriale in modo ossessivo e spesso davvero esagerato. Questo loro “stile” però nasconde e copre altre difficoltà, a partire da quelle di tipo relazionale, per esempio  con la/il proprio partner. In questi casi fare sport a livelli quasi maniacali (compresi i correlati di diete ferree ed uso sconsiderato di integratori, per non dire qualcos’altro), rappresenta da un punto di vista psichico un rifugio della mente, dove in una sorta di dissociazione da aspetti apparentemente irrisolvibili, si rischia di creare una realtà parallela, che però a ben pensarci, di reale ha ben poco.

Comments are closed.